Che fare, cosa non rifare/ 6
Lo slancio iniziale del Pdl non c’è più, serve un partito. Ma vero
Il centrodestra ha perso questo turno di elezioni amministrative. Lo dico subito per poter poi affermare che il dato complessivo di comuni capoluogo e province al voto non ha registrato una vera e propria inversione di tendenza. Ma resta il fatto che perdere Milano, e non riuscire a strappare Napoli a quella sinistra che ha spappolato la città partenopea negli ultimi decenni, è qualcosa che brucia e molto. di Giorgia Meloni, ministro della Gioventù Leggi tutti gli interventi
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16 AUG 20

Alcune delle ragioni di questa sconfitta sono esterne al Pdl. Innanzi tutto, rientra nella normalità del ciclo politico che chi governa paga lo scotto di una flessione di consenso nell’arco del proprio mandato. Hanno dovuto pagare il dazio delle elezioni di mezzo termine tutti i governi occidentali e i loro leader: Obama, Sarkozy, Merkel, Zapatero. Il governo Berlusconi ne è uscito indenne alle elezioni europee e alle elezioni regionali, ha subìto la sconfitta a questa tornata amministrativa. Ci può stare. Altro dato da non trascurare è che una buona parte della vittoria che rivendica la sinistra, della sinistra non è, sicuramente non è del Pd. Insomma, se Atene piange, Sparta non ride. A Milano, Napoli, Cagliari vincono candidati che fanno propria la bandiera dell’antipolitica, che sventolano la bandiera arancione e tengono ben nascoste le bandiere dei partiti della sinistra. In periodo di crisi economica e di disagio sociale, può essere facile in campagna elettorale assecondare gli umori delle masse e limitarsi a slogan populisti. Più difficile è governare e fare i conti con i problemi reali dei cittadini: i rifiuti, la sicurezza, il degrado delle periferie. Temo che in queste città se ne accorgeranno presto. Ma anche il Pdl ha le sue colpe. Il Popolo della libertà nasce con grandi aspettative da parte dei cittadini e della gente comune. E’ una forza politica che nasce dal basso e che raccoglie consensi in nome del cambiamento, della rottura del potere consolidato e delle rendite di posizione. Nasce come forza del fare contrapposta alle stanze delle parole, della burocrazia, del rancore e delle ideologie. Purtroppo lo slancio iniziale del Pdl si è via via affievolito, anche a causa delle scissioni, delle beghe interne, delle liti con la Lega nord, dei giochi di palazzo per assecondare gli appetiti di questo o quello.
Questa sconfitta deve essere una grande occasione di cambiamento, la forza del nostro movimento politico è il rinnovamento, è il vento di cambiamento, è l’azione. Dobbiamo ritrovare la nostra genuinità e lasciare ad altri il grigiore della vecchia politica. Anche in queste elezioni si è visto che quando il Pdl candida gente preparata, radicata sul territorio, giovane o comunque con una incrollabile volontà di cambiare e migliorare la città e la nazione nella quale vive, vince, nonostante la crisi economica, nonostante le elezioni di mezzo termine, nonostante l’antipolitica e nonostante le divisioni interne. Ma serve un partito vero per questo, che possa beneficiare della straordinaria empatia di Silvio Berlusconi con il popolo italiano, non esserne dipendente sempre. Tesseramento, sedi sul territorio, formazione, cultura, onestà, democrazia interna e selezione dal basso dei candidati. Questi sono gli elementi che definiscono un movimento popolare che qualche volta vince e qualche volta no, ma esiste. Davvero.
di Giorgia Meloni, ministro della Gioventù
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